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TAMARA LUNGER: L’IMPORTANZA DELLA RINUNCIA

Tamara Lunger è una sciatrice, alpinista ed esploratrice italiana, due volte campionessa italiana di scialpinismo, nata a Bolzano nel 1986.

Tamara Lunger

Tamara Lunger (www.eoft.eu/it/programma/tamara)

La passione per la montagna l’ha ereditata dal padre Hansjörg, appassionato scalatore. Dopo la maturità al liceo scientifico ad indirizzo sportivo, ha studiato scienze dello sport all’università di Innsbruck (Austria).

Dal 2002 si è distinta nella squadra nazionale di scialpinismo.

Nel 2009 Tamara conquista la vetta della sua prima spedizione importante a 6189 metri: Island Peak.

Nel 2010 conquista la prima vetta himalayana: il Lhotse a 8516 metri. E’ la donna più giovane ad aver scalato questa montagna.

Nel 2011 Tamara conquista il Khan Tengri, la montagna più alta del Kazakistan, a ben 7010 metri.

I successi proseguono nel 2012 con il Muztagh Ata (7547 metri) e nel 2013 con Peak Lenin, prima spedizione in Asia Centrale.

Nel 2014 Tamara scala il K2 (8611 metri) senza ossigeno e senza assistenza. Seconda donna della storia a riuscire in questa impresa.

Tamara Lunger

Quest’anno però l’attenzione è andata a Tamara non per un successo, per una conquista, ma per una grande rinuncia, un atto forte che in pochi avrebbero saputo prendere.

E’ il 26 febbraio scorso quando Tamara rinuncia agli 8126 metri del Nanga Parbat, conosciuto come “killer mountain” (montagna killer) per il forte indice di mortalità. Situato al limite orientale dell’himalaia pakistano, il Nanga Parbat è la nona cima più alta del mondo.

A soli 70 metri dalla vetta, dopo settimane di venti tempestosi e temperature polari, Tamara ha deciso di fermarsi e tornare indietro da sola, quando i suoi 3 compagni di avventura avevano già conquistato la vetta.

Questa terribile montagna (costata la vita anche al fratello di Reinhold Messner) è un mix di ghiacciai crepacciati e pareti di roccia.

Salire ed arrivare a così poco dalla vetta era come un sogno a portata di mano, ma Tamara è riuscita a riconoscere i propri limiti, rinunciando alla gloria di diventare la prima donna a salire sull’8000 in inverno. Una scelta di saggezza e coraggio dopo aver affrontato 80 giorni tra i vari campi del Nanga Parbat, venti gelidi e temperature che hanno toccato i -50°.

…le mancava solo mezz’ora, con la mano aveva già salutato il primo amico di avventura che aveva raggiunto la cima, ma date le sue pessime condizioni di salute di quel giorno e la stanchezza nelle gambe la sua scelta è stata rinunciare a salire (obbligando gli amici di cordata ad aspettarla) per poi ridiscendere insieme col buio con i rischi prevedibili. Il suo fermarsi è stato un inno alla vita, a salvaguardia della sua e quella dei compagni.

Anche questo significa fare cordata.

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