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Non sempre è acido lattico, ecco alcuni miti da sfatare sui muscoli

I NERVI NON SI ACCAVALLANO, IL “CORDONE” NON TIRA, IL DOLORE AI MUSCOLI, A UNA SETTIMANA DALL’ALLENAMENTO – NON È ACIDO LATTICO!! ECCO ALCUNI MITI DA SFATARE.

nicola vermiRunners e non solo; eccomi oggi a porre fine ad alcune medievali leggende che ci portiamo dietro sin “dall’antichità”.
Alcune volte, infatti, mi capita di parlare con pazienti (e non) che, ancora oggi, usano espressioni che fan sorridere. Certo, lo capisco e lo apprezzo da parte di persone – magari ottantenni  – che, nel tentativo di spiegare la rispettiva sintomatologia, utilizzano a ripetizione il termine “cordone”, anche nelle più svariate declinazioni dialettali.
In questo caso, dopo una risata sdrammatizzante, mi limito ad intervenire sul paziente per la risoluzione della problematica.
Tuttavia, sentire persone che usano quotidianamente tali espressioni, oltre a farmi “sorridere”, non può che spingermi simpaticamente a parlarvi del perché:
•    il “nervo non si accavalla”;
•    il “cordone non tira”;
•    “l’acido l’attico non è la causa del dolore ancora dopo una settimana di allenamento”.
Ma procediamo con ordine:

1. IL NERVO ACCAVALLATO, QUESTO (per forza) SCONOSCIUTO
Hai il collo bloccato? Il braccio non si estende? La caviglia ti duole? Hai di sicuro un nervo accavallato… PER ODINO NO! NO! E POI NO!
muscoli della gambaI nervi del sistema nervoso periferico (come ogni altra struttura del nostro corpo) seguono un decorso ben definito da madre natura e contenuti in siti appositamente studiati dall’evoluzione, cosicché non se ne vadano in giro per i meandri del nostro corpo fino ad “accavallarsi” (come le gambe delle donne). Eppure non sono statici e immobili, anzi; come qualsiasi altra struttura del nostro corpo, chi più chi meno, sono dinamici e seguono il nostro movimento.
Può accadere che, per stati patologici, alcuni nervi perdano la loro normale capacità di scorrimento sul proprio asse, nel fisiologico decorso, e quindi si “blocchino”. Questo accade per diversi motivi, tra cui: compressioni muscolari, edemi o ematomi o patologie degenerative delle strutture che li “guidano”. Può anche succedere che in certi casi il nervo si lussi, ovvero esca dalla sua sede seppur di pochi millimetri , alterando così la dinamica fisiologica del movimento e compromettendola. Come da figura sottostante, nelle aree rosse cerchiate, potremmo avere compressione del nervo ulnare, che dà origine a patologie come impingement dell’ulnare o sindrome del tunnel carpale così nota.
Esistono terapie quali la mobilizzazione del sistema nervoso, per citarne una, che tendono a ripristinare le normali condizioni di movimento del nervo nonché opportuna terapia chirurgica se indicato. MA I NERVI NON SI ACCAVALLANO.

nervi del braccio

2. IL “CORDONE” NON TIRA… O QUANTOMENO NON E’ IL “CORDONE”
infiammazione tendiniSenza voler ironizzare, questa espressione potrebbe anche essere accettata; la sensazione, infatti, è proprio quella di una corda spessa, dura, anelastica che vi blocca.
C’è del vero, ma la causa potrebbe essere una infiammazione al muscolo o al tendine (l’infiammazione rende anelastiche e rigide le strutture). Una contrattura muscolare acuta potrebbe impedire il corretto allungamento del muscolo. Una disfunzione da sovraccarico della fascia, rischierebbe di  ridurre la completa articolarità del segmento in questione.
Un primo approccio, allora, potrebbe essere di questo tipo: avete un punto dolente e circoscritto e che premendo sentite duro o gonfio tipo “pallina”?
Potrebbe essere una contrattura muscolare.
Al contrario, seguendo il decorso del muscolo, sentite dolore diffuso in tutta la sua lunghezza; non trovate un punto preciso, non riuscite a effettuare il movimento completo dell’articolazione. La possibile causa potrebbe ricercarsi in una retrazione muscolare da sforzo o affaticamento.
Il punto dolente è vicino ai capi articolari? Da non escludersi una tendinite pura.
Come risolvere queste situazioni? Questo non ve lo svelo, per non tradire i millenari segreti della “sacra” scuola di fisioterapia ed essere oggetto di rimprovero dell’intera categoria; però si può affrontare l’insieme di questi problemi con diverse tecniche, metodi e terapie.

3. IL DOLORE AI MUSCOLI DOPO UNA SETTIMANA? NON E’ ACIDO LATTICO.
Altro errore nel gergo comune è affermare che il dolore muscolare, dopo 24 / 48 ore dallo sforzo fisico, (soprattutto se mirato all’allenamento della forza), provenga dal fatto che ci sia  ancora acido lattico nei muscoli. Addirittura, nel caso di allenamenti veramente importanti come per i body builder, il dolore può presentarsi anche dopo una settimana. Se davvero così fosse, sapete come vi ritrovereste? SCIOLTI in una pozzanghera di proteine (vedi foto a lato).
L’acido lattico è un processo di fermentazione alternativo al ciclo di Krebs che avviene in assenza di ossigeno.  Quando viene prodotto – e messo in circolo – l’organismo lo riutilizza per produrre nuova energia e quindi, evidentemente, NON RIMANE NEL MUSCOLO. Dopo l’allenamento esso viene metabolizzato, sin già dopo mezz’ora, massimo un’ora, dall’inizio del defaticamento/riposo.

acido latticoAllora, cosa sono i dolori che sentiamo anche a distanza di una settimana con picchi nelle 24/48 ore successive? Semplice: sono dolori dovuti a lesioni muscolari tessutali delle fibre; sono sostanze cataboliche prodotte (di rifiuto) che contengono anche sostanze algogene (cioè deputate a stimolare il dolore); sono il risultato di  microtraumi del tessuto connettivale e mio-tendineo dovuto inevitabilmente allo sforzo e all’utilizzo intensivo.

DOMS, letteralmente “dolori a scoppio ritardato”, è l’acronimo che comprende – per intenderci – tutte quelle sensazioni negative prima citate, dovute alle micro lacerazioni del tessuto muscolare post allenamento. I DOMS scompaiono quando la riparazione delle lesioni muscolari, da parte dell’organismo, è compiuta. Più il muscolo è piccolo e meno durerà la riparazione e conseguentemente il dolore. Viceversa per grandi muscoli, il DOMS durerà maggiormente. Non tutti sono soggetti ai DOMS, dipende se si fa un allenamento che supera il limite abitudinale o se si pratica un’attività “nuova” completamente diversa dal proprio standard.
Quindi, amici sportivi, da ora in poi vorrei sentirvi dire “quando venite da me per ridurre i tempi di recupero”: NICOLA (in arte DR FISIORUN), HO UN DOMS PAZZESCO POST ALLENAMENTO AI QUADRICIPITI E POLPACCI!” E NON:” NICOLA DOPO 3 GIORNI HO ANCORA L’ACIDO LATTICO NEI MUSCOLI”. OK?

Cordialissimi saluti dal vostro DR. FISIORUN (Nicola Vermi)

5 Commenti su Non sempre è acido lattico, ecco alcuni miti da sfatare sui muscoli

  1. Forse facendo una integrazione giusta nutrizionale può risolvere il problema?

    • Nicola Vermi // 5 gennaio 2016 a 17:19 // Rispondi

      Per certi sistemi la produzione di acido lattico è assolutamente fisiologica, certo una corretta alimentazione può prevenire altri disturbi o smaltire prima l’acido lattico. Sali minerali, idratazione , antiossidanti tutto concorre alla prevenzione e mantenimento. Goliardicamente potrei dire, fatevi una birra doppio malto alla fine dell’allenamento, reintegrate calorie, acqua e malto che aiuta nello smaltimento di acido lattico. Poichè sul nostro sito è presente il nostro Nutrizionista Mirko Traversa direi che nessuno meglio di lui, però, può rispondere a questa domanda. Grazie per la domanda. Dr.Fisiorun

  2. Complimenti per la capacità di esprimere concetti fraintesi in modo semplice

  3. Lieto di essere utile, grazie per il commento.

  4. Ringrazio Fisiorun per l’assist e ovviamente ne approfitto per fargli ancora una volta i complimenti per l’articolo chiaro e molto interessante. L’alimentazione è molto importante, anzi fondamentale. E’ il nostro carburante, ma non va bene qualsiasi tipo di benzina. Se si ha una alimentazione variata, senza eccessi e difetti si riesce a sopperire alle carenze che il fisico provoca. Dopo l’allenamento assolutamente non devono mancare le proteine. Sono i nostri mattoni che ci servono per ricostruire il “muro” distrutto dall’allenamento. Indispensabili inoltre gli amminoacidi ramificati. E ovvio comunque che qualsiasi consiglio nutrizionale deve essere valutato personalmente da un professionista perché siamo tutti diversi e ciò che può andare bene per un soggetto può non essere efficace o addirittura problematico per un altro.

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